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at home - Ivana Bukovac

at home - Ivana Bukovac - spaziOfficina
mostra personale "at home"
dell'artista serba Ivana Bukovac
a cura di Saverio Simi de Burgis e Barbara Peci
dal 17 giugno al 15 luglio 2011



Nella ricerca artistica di Ivana Bukovac grande rilevanza occupa il concetto di Memoria affrontato e analizzato nel suo continuo rapporto con l’Identità, da cui deriva la realizzazione di figure femminili che, attraverso elementi di natura simbolica, suggeriscono la chiave di lettura di un racconto di cui sono protagoniste. Tramite la loro fissità, le figure rappresentate appaiono di dimensioni più grandi del normale, quasi al limite della sproporzione, mentre l’espressione dei loro volti, spesso dura e austera, offre l’occasione per una riflessione in cui gli aspetti di una memoria passata, talvolta inconsciamente rimossi, riaffiorano con una forza tale da non poter essere ignorati.
In questa continua altalena emotiva tra passato e presente, s’inserisce l’aspetto legato all’Identità che viene così presentato sia attraverso il punto di vista del passato, inteso come un qualcosa che richiede continuamente azione e trasformazione perché vivo, sia attraverso quello del presente nella sua accezione di continua evoluzione di natura perturbante che spesso lascia destabilizzati.


“at home”
di Saverio Simi de Burgis
 
Memoria, identità, natura perturbante sono i temi ricorrenti della recente produzione di Ivana Bukovac, rilevati dalla stessa artista quali oggetto della sua attuale esposizione. Si tratta di motivi interdipendenti tra loro: la ricerca dell’identità per un’artista come lei che da anni vive fuori dalla sua patria, è scontato che debba trovare riscontro in una memoria allo stesso tempo individuale e collettiva che la conducano a mettere più obbiettivamente a fuoco situazioni e vicende di un recente o più lontano passato, valide per affrontare il presente e il futuro.   La natura perturbante è sicuramente determinata dal ricordo rivolto a un passato duro e spesso drammatico dove le popolazioni che hanno vissuto tali esperienze si sono contrapposte spesso in termini accaniti e violenti, dove i sopravissuti in una geopolitica in apparente continua mutazione che si è venuta a configurare in tutta l’area balcanica, ancora ne evidenziano le tracce e le ferite. Effettivamente la magnifica area che si propende sull’altra costa adriatica dirimpetto a quella italiana inoltrandosi dalla Grecia e dall’Albania fino a quello che era l’ex Impero Austro-Ungarico verso la Romania e la Bulgaria, storicamente ha rappresentato un crogiolo di culture di scambio fondamentale per l’Europa che possono ancora oggi riassumersi nel propagarsi delle tre grandi religioni più diffuse nella zona, da quella cristiana, a quella greco-ortodossa, a quella islamica. Il che ovviamente implicherebbe considerazioni più approfondite sulle origini di tali culture destinate a un continuo e proficuo scambio oggi ancora molto in voga e sentitamente attuale, tra oriente e occidente. A tale proposito risulta calzante la massima incisa nella parte centrale del pavimento dell’emblematica chiesa veneziana di Santa Maria della Salute, unde origo inde salus, dove c’è l’origine, lì c’è la salvezza che assume una valenza antropologica di carattere lenitivo. La citazione latina torna utile per focalizzare l’esatta cifra dell’attuale proposta di Ivana Bukovac volta a recuperare con una raffinata e colta pittura, nonché grazie all’ideazione delle sue installazioni pensate appositamente per SpaziOfficina, il senso di un’infanzia vissuta accanto a guerriere e solide figure femminili, inedite modelle vestite ora con gli abiti della milizia partigiana, ora rappresentate nelle più consuete ed eleganti vesti folkloristiche della tradizione serba, ricche di ricami e trine. Aspetti particolari e pregevoli di cui tale tradizione, assieme alla raffinata manifattura  dei tappeti pure citati nei suoi dipinti, è stata esemplarmente produttrice.  
La sapiente pittura di Ivana Bukovac incornicia l’immagine tra gli arcaici simboli che l’autrice dimostra di conoscere bene e in questo contesto di voler citare. Nel suo caso, inoltre, l’utilizzo di una proposta frontale dei ritratti che tanto ricordano in una resa formale contemporanea, le antiche icone della tradizione bizantina, così care, ad esempio, seppure in una proposta cromatica diversa, al Malevic distante dai furori avanguardisti e precisamente prima, ma anche dopo, rispetto alla realizzazione del “Quadrato nero su fondo bianco” dove tendeva ad annullare ogni rappresentazione pittorica alla quale, di fatto, non riuscì mai a rinunciare. 
I colori utilizzati dalla Bukovac sono colori caldi, accattivanti, stesi sopra linee di un disegno che la nostra autrice denota di padroneggiare bene e che nella resa pittorica che vi si sovrappone in termini calibrati non riusciamo più a scorgere, se non dopo un’attenta lettura. Interessanti i passaggi tonali mediati attraverso una scrupolosa assimilazione della pittura veneta, quasi approfondita, nel suo caso, tramite il rimando al determinante influsso nordico fiammingo, vedi lo spiccato interesse per il “particolare”. E in effetti se si confronta la definizione di certi dettagli come quelli rappresentati dai ricami e dai merletti così minuziosamente delineati, ci si può più facilmente rendere partecipi di tali associazioni che rendono la sua pittura ancora più precisa e raffinata. Ivana Bukovac non si limita tuttavia a ridurre la sua ricerca unicamente in chiave pittorica e a dimostrazione che i contenuti, le idee portanti del suo messaggio sono più rilevanti dei media e delle forme adottate per esprimerle, accompagna la rassegna con una serie di originali disegni che rappresentano la scrittura più immediata del suo pensiero, a installazioni in cui ricorre all’industriale vetroresina trattata preziosamente quasi a fare il verso all’antica tecnica muranese del vetro soffiato per la realizzazione dei prototipi delle tipiche pantofole che usava da piccolina nella sua terra natale tramite le quali sembra voler ancora rimarcare il forte legame tra passato e presente e nello spostamento a Venezia, tra culture per lei così essenziali e complementari. L’artista corona questa sua prima personale con delle opere realizzate in un ordito all’uncinetto dove assembla insieme ciocche di capelli di persone diverse, assegnando a questo suo intervento una concezione rituale quasi magico–cultuale, volendo così sottolineare nel loro possesso una forte identità di appartenenza e di ricordi che si intrecciano riconducendoci alla fine all’essenza di un’unica e fondamentale memoria. Con tale proposta l’autrice chiude il cerchio dell’attuale rassegna ricollegandosi ancora, comunque, al valore già enunciato e implicito nei suoi dipinti, intrisi di un’analoga, aperta e coinvolgente dimensione poetica. 

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