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ID 000 - Cristian Luca Merisio

ID 000 - Cristian Luca Merisio - spaziOfficina

 

mostra personale
“ID 000” dell’artista Cristian Luca Merisio (Milano 1978)
dall' 11 giugno al 10 luglio 2010


 

Il progetto muove le sue intenzioni dall'idea di concepire la mostra come un percorso all'interno del quale l'opera rivela al suo spettatore, l'immagine di se stesso.
L'utilizzo della fonte luminosa artificiale è concepito come materia che svela, rivela e intercorre tra fruitore e opera.
Ci si interroga sul proprio processo di identificazione in relazione ad un dato.
L'analisi dei "luoghi" in cui ci si trova, scorrendo di volta in volta le installazioni, vuole essere momento intimo, personale e segreto ove lo spettatore determina la propria identità.
La determina secondo quesiti posti; “Dove sono?”, “Chi sono?”, “Quale sono?” insiti in ogni lavoro, non per indirizzarlo concettualmente ad una riflessione legata al proprio istinto ma bensì stimolando la riconoscibilità attraverso la propria esperienza.
Dunque identificarsi all’interno di un insieme come singole unità, coinvolgendo un'analisi di tipo logico e puramente riconoscitivo, piuttosto che identificarsi in un contesto privato della sua storia.
Lo spettatore viene "ri-proiettato" e coinvolto in un’esperienza che stimola il ricordo culturale e la memoria, come l'identificazione in un "luogo" costituito da due poli opposti e contrari atti a suscitare una ricerca emotiva legata alla propria condizione psichica; è spinto a relazionarsi ad una condizione oggettuale, non più umana, che induce ad un’analisi immaginativa; viene condotto ad identificarsi attraverso la relazione con altre entità.
Questi si propongono essere intervalli compositivi del viaggio sensoriale, all'interno dell'identità di ognuno di noi, offerto in questa mostra da Cristian Luca Merisio.
 
Mostra a cura di Barbara Peci e Marco Catanio
Testo in catalogo di Claudio Cerritelli
 

Figure dialoganti
Di Claudio Cerritelli
 
La ricerca di Cristian Merisio si sta sempre più proiettando verso la progettazione di spazi ambientali in cui lo spettatore è sollecitato a entrare in scena come soggetto che percepisce, agisce, riflette, cercando la propria identità nel luogo dell’arte, concepito come costruzione di un comportamento collettivo, misura di tutte le relazioni possibili.
Per il nostro giovane artista non è più sufficiente la rappresentazione dell’oggetto plastico come simbolo antropomorfo concluso nel proprio perimetro, in quanto la dimensione della ricerca plastica oggi significa fare e pensare lo spazio come ingombro reale, estensione fisica nel luogo espositivo, sintesi di percorsi mentali e corporali.
In tal senso, Merisio affronta la pratica dell’installazione installazione come definizione spaziale programmata in ogni suo aspetto, progettata e realizzata sempre in funzione dell’individuo alla ricerca di se stesso, di una molteplice collocazione nel sistema di rapporti prefissati.
Lo spazio-ambiente è costruito perché sia percorribile, modificabile e fruibile in relazione alle interferenze tra spettatore e strutture fisiche disposte ad accogliere i diversi comportamenti possibili.
Da questi presupposti teorici nascono i cicli di opere che l’artista ha realizzato in questi anni di sperimentazione, l’ultimo dei quali è quello immaginato per questa esposizione che si articola in più momenti concatenati, l’uno interno all’interno, e tutti dedicati ad un viaggio esplorativo alle fonti dell’identità.
I pali di legno dell’installazione ID 002 alludono alla modulazione dei corpi dislocati nel perimetro dell’opera come colonne che congiungono pavimento e soffitto con un ritmo combinatorio: esso corrisponde al respiro dell’uomo nel proprio flusso esistenziale, un labirinto di pensieri che si snoda sia dal punto di vista emozionale che razionale.
La tensione degli elementi antropomorfi ( a cui corrisponde una lista di nomi del pubblico invitato) conferisce a quest’opera ambientale la forza di evento che avviene in tempo reale, con persone reali che realmente contribuiscono all’identità del processo ottico percettivo messo in atto.
Il dato portante è il rapporto tra l’immobilità modulare dei pali di legno e la fluttuazione che coinvolge gli spettatori nel divenire delle implicazioni fisiologiche e psichiche della loro inquieta presenza.
Nell’installazione ID 003 Merisio prosegue l’analisi dell’identità dell’uomo che interroga se stesso servendosi di uno specchio incorniciato, superficie frontale ai lati della quale stanno due maschere che evocano il dilemma delle ambivalenze esistenziali e filosofiche presenti nelle poetiche del teatro greco, infatti una maschera ride e l’altra piange. Si tratta della messa in scena di due stati d’animo indicati come polarità
di una ricerca interiore che non potrà mai risolversi, essendo la conoscenza dell’essere coinvolta in uno stato di perenne oscillazione, condizione inesplicabile in cui l’umanità si dibatte senza via di scampo. Infatti, l’unica verità – sembra dire l’artista- è quella che ognuno può sfiorare, non cercando vie di fuga, ma affrontando a viso aperto la possibilità di soffrire e di gioire come sentimenti compresenti all’esperienza insostituibile del vivere, giorno per giorno, nello scorrere delle mutazioni interiori, degli ardori solari e delle ombrose malinconie.
Questo stato di mutevolezza genera altre visioni nell’installazione ID 001, dove Merisio immagina una ulteriore “ virtualità plastica” dell’identità, essa rimanda alla tradizione iconografica della pittura e dell’architettura, luogo simbolico per identificare la soglia scultura come territorio mobile, aperto a molteplici identificazioni. Le ombre che gli spettatori proiettano sullo sfondo vuoto e anonimo diventano protagoniste dello spazio, si manifestano insieme alla luce che inonda la scena accentuando la valenza scultorea dei profili, pure apparenze, fantasmi legati al fluire della loro concreta presenza in tempo reale.
Analogo processo è quello progettato nell’istallazione installazioneID 004 in cui lo spettatore è posto tra una fonte di luce e un parallelepipedo che funziona come base di una scultura immateriale, ombra del mezzo busto proiettata su un rettangolo di luce. La tradizione scultorea viene riscattata nella sensazione plastica del ritratto come soggetto-oggetto che torna in posa dopo essere stato spodestato dal suo piedistallo. Tuttavia Merisio non è interessato a recuperare l’idea celebrativa del ritratto scultoreo, esalta piuttosto l’aspetto iconico del volto come riflessione sulla matrice concettuale del ritratto. L’artista è consapevole che l’analisi dell’identità è un processo intersoggettivo, fenomeno visivo che passa da un soggetto all’altro quasi per necessità di riconoscersi in una situazione globale.
Infine, nell’installazione ID 005 lo spazio si identifica in una stanza vuota al centro della quale sta un tavolo su cui è disegnata una scacchiera, schema simbolico per i viaggi mentali di due individui che dialogano giocando a dama. Lo scambio avviene secondo regole con le quali i dialoganti modificano le loro posizioni acquisendo una nuova identità, che non è mai data una volta per tutte, infatti nel corso del gioco è soggetta ad altre modificazioni. Tutto dovrebbe avvenire in una progressione numerica che è -al tempo stesso- processo spaziale in continuo divenire, disseminato su tutto il campo a disposizione. Questa metafora spaziale della comunicazione-competizione, che è lascacchiera, suscita una riflessione sull’idea del doppio come dialettica che non annulla la dimensione individuale ma la spinge a completarsi attraverso l’antagonismo con l’altro. Ciò non esclude altre possibilità, l’artista contempera anche altre mosse, persino il destino un po’ paradossale che vede un dialogante annullare l’altro per proseguire il gioco da solo. Del resto, anche l’artista dialoga con se stesso, esplora lo spazio in rapporto alla propria ansia di identificare le diverse matrici dell’immaginario, non si ferma ad una ipotesi ma ne dispone diverse come un percorso circolare che torna sempre su se stesso, dalla solitudine dell’atto creativo fino al suo coinvolgimento nella dimensione collettiva della conoscenza.
Decisiva è la scelta di affidarsi alla fonte luminosa artificiale per svelare situazioni di reciproca persistenza tra lo sguardo e la fisicità espansiva dei luoghi da cui affiorano i percorsi segreti della propria identità.
Altrettanto necessaria è l’esigenza di strutturare il progetto di questa scultura ambientale in un sistema logico dove lo spettatore inventa equilibri sempre diversi tra impulsi di tipo emotivo e meccanismi di
controllo razionale, alla scoperta di quella dimensione polisensoriale che per Merisio è un viaggio all’interno dell'identità di ognuno di noi.
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